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La riserva naturale delle Valli Cupe sorge nella Presila catanzarese in Calabria e si estende all’interno di un territorio di 650 ettari compreso fra i comuni di Zagarise e Sersale
Si tratta di un’area protetta istituita il 21 dicembre 2016 dopo un lavoro di riscoperta e valorizzazione durato più di vent’anni.
Un luogo dalla bellezza estasiante che raccoglie un centinaio di cascate, un canyon, rarità botaniche e faunistiche, oltre ad antichi monasteri e resti archeologici risalenti al VI secolo a.c.
Definita dal naturalista belga John Bouquet “il segreto meglio custodito d'Europa”, le Valli Cupe sono la testimonianza di una natura monumentale che sorge nel cuore della Calabria più suggestiva ed inedita. 
Un autentico museo a cielo aperto fatto di gole e imponenti monoliti immersi nella foresta mediterranea che si alterna a paesaggi agrari e forestali in grado di succedersi tanto rapidamente da disegnare un caleidoscopio di immagini e colori.
In questo habitat straordinario, vivono rare specie animali e vegetali come ad esempio il frassino da manna,  pianta dalla quale si estraeva la manna, lo zucchero dell’antica Calabria. E ancora, alberi secolari come un castagno di oltre 500 anni. 
Un luogo reso speciale dalla capacità di dare un’energia unica riscontrabile solo dal vivo dove, lontani dalla civiltà, trionfano i rumori della natura.

Il Canyon

Il canyon delle Valli Cupe è una delle più interessanti formazioni geologiche d’Italia, originatasi a seguito della lenta azione di scavo esercitata dal torrente omonimo, la cui fonte si trova a circa 700 m di altitudine alle pendici meridionali del Monte Crozze.
Lungo oltre 7 chilometri con pareti alte fino a 130 metri, il canyon è ricco di specie vegetali di rara bellezza. Tra queste spicca la presenza della rarissima Woodwardia Radicans (o Felce bulbifera), vero e proprio fossile vivente di cui si sono trovate tracce risalenti a circa 350 milioni di anni fa.
Altrettanto ricca è la fauna, rappresentata da specie anche molto rare come la salamandrina dagli occhiali, il nibbio, il gufo reale e comune, il gheppio, il corvo imperiale, l'avvoltoio egiziano.
Qui la natura si confonde con il mistero e la leggenda della città perduta di Barbaro, che probabilmente con il suo declino diede origine al centro abitato di Zagarise.

La Cascata Campanaro

La Cascata Campanaro è situata in una delle zone più incontaminate della regione, ma allo stesso tempo facilmente raggiungibile con qualsiasi mezzo. 
La cascata, alta circa 22 metri, crea un pozza d’acqua, fresca e rigenerante ed è immersa in uno scenario paradisiaco, abbellito dal colore straordinario della roccia che fa da sfondo al salto dell’acqua e arricchito dalla presenza di due felci tropicali molto rare, che fanno assomigliare il sito ad un angolo di foresta equatoriale.
Prima di giungere alla cascata, lungo il sentiero, è possibile ammirare un pagliaro, tipica costruzione contadina, i resti di un ponte costruito nel secolo scorso e bombardato durante la seconda Guerra Mondiale (poi ricostruito da maestranze locali), una piccola cascata a più salti che termina in una graziosa pozza naturale e numerose specie di piante come quella dell’aspirina (salice) e l’albero della manna.

Gole e Cascatelle del Crocchio

Le Gole del Crocchio sorgono nel tratto montano dell’antico fiume Arocha (oggi conosciuto con il nome di fiume Crocchio) ed è possibile ammirarle dall’alto di una panoramica balconata in legno che sovrasta il corso del torrente. 
Per raggiungere le Gole del Crocchio bisogna incamminarsi lungo un sentiero delimitato da una staccionata. Superata la prima parte in salita, ci si lascia alle spalle un vecchio rudere costruito in pietra, per continuare proseguendo su un tratto pianeggiante e poi in discesa fino a raggiungere la balconata Arocha, una piattaforma in legno con una portata massima di 15 persone, dalla quale poter ammirare, il corso delle acque immerse nella natura selvaggia.
Dopo pochi metri si giunge alla cascata del Crocchio, di spettacolare bellezza con le sue acque trasparenti in grado di generare riflessi dai colori scintillanti. 
Qui si crea un piccolo bacino d’acqua in alcuni punti anche profondo dove potersi immergere e nuotare sfidando la corrente fino ad arrivare sotto la cascata.

Il Gigante Buono

Con i suoi 5 secoli d’età e un diametro di 8 metri, il castagno monumentale ribattezzato Gigante Buono, è senza dubbio una delle attrazioni più affascinanti della riserva naturale Valli Cupe
L’aggettivo “buono” deriva dal fatto che il castagno sfamava le popolazioni locali nei periodi più difficili. Il castagno, infatti, era conosciuto come “albero del pane” perché dai suoi frutti si otteneva la farina che dava sostentamento alla popolazione locale.
Il Gigante Buono vanta una delle circonferenze della chioma più ampie in assoluto tra i boschi della Calabria.
Nelle vicinanze del Gigante Buono si possono ammirare i resti di un “pastillaro”, antica struttura destinata all’essiccazione delle castagne.

La Cascata dell'Inferno

Il nome di questa suggestiva cascata deriva dalla particolare conformazione, essendo incastrata in un canyon che forma una pozza profonda all’incirca 5 metri che secondo le credenze popolari arriverebbe all'inferno.
Si tratta di una delle più suggestive del torrente Campanaro, caratterizzata da un'altezza di 27 metri. Due costoni di roccia a forma di S, uno a destra e l'altro a sinistra della cascata, con la loro imponenza sembrano quasi volerla proteggere e preservare, svelandola lentamente in tutto il suo splendore.
Il percorso che conduce alla cascata è molto ripido e ricco di panorami che affacciano sul Golfo di Squillace. Qui è possibile conoscere molte specie vegetali molte rare come l'alloro selvatico e l'acanto, un'erba perenne, tipica dei luoghi ombrosi del Mediterraneo, con grandi foglie che costituivano un motivo naturalistico