STORIA DI PENTEDATTILO

Il piccolo borgo di Pentedattilo è incastonato fra le montagne dell’Aspromonte in quella porzione di Calabria conosciuta come area grecanica. In questa zona impervia si conservano immutate le tracce dell’antica natura di crocevia sul bacino del Mediterraneo.

Pentedattilo non fa eccezione con il suo presepe di case in pietra adagiate ai piedi del monte Calvario, un enorme masso simile ad una mano ciclopica dal quale il paesino prende il nome (penta e daktylos cioè cinque dita).

Il borgo risulta per gran parte disabitato a causa dei fenomeni migratori e delle continue minacce naturali che hanno interessato la zona nella metà del ‘900.

Da allora Pentedattilo è stato conosciuto come il paese fantasma più suggestivo della costa calabrese, ma negli ultimi tempi grazie al lavoro di associazioni e volontari del luogo, è tornato a vivere soprattutto nei mesi estivi con eventi di respiro internazionale.

Oggi le casette in pietra e adornate dai fichi sono diventati alloggi di ospitalità diffusa e alcune di esse sono state adibite a botteghe artigiane del legno, della ceramica e del vetro.  

 

LA LEGGENDA DI PENTEDATTILO

La leggenda di Pentedattilo ruota tutta intorno al castello, oggi quasi completamente distrutto, e alla strage degli Alberti.

Protagonisti di questa vicenda sono due nobili famiglie: da una parte gli Alberti, marchesi del borgo, dall’altra gli Abenavoli, baroni di Montebello Ionico, altro paese del circondario.

Si narra che la notte di Pasqua del 1686 le due famiglie furono protagoniste di una strage sanguinaria.

Il barone Bernardino Abenavoli voleva prendere in moglie Antonietta Alberti. La donna però fu chiesta in sposa e concessa a Don Petrillo Cortes, figlio del viceré di Napoli. Questa notizia indusse l’ira passionale del barone che la notte di Pasqua entrò nel castello e si vendicò di tutti gli Alberti tranne dell’amata e del futuro sposo.

Bernardino prese in ostaggio entrambi e costrinse Antonietta a sposarlo. Ma il vicerè Cortez inviò una spedizione per vendicarsi e dopo aver liberato Don Petrillo, fece uccidere gli uomini di Bernardino. Il barone riuscì a fuggire portando con sé Antonietta. Scappato a Vienna, l’uomo entrò nell’esercito mentre la donna in convento di clausura.

La strage porta con sé altre leggende come quella che, nelle notti di vento, tra le gole della mano del Diavolo, si possono ancora udire le urla di dolore di Lorenzo Alberti.